Un check-up per salvare i monumenti italiani
Dalle pergamene custodite nelle teche dei musei,
agli edifici in piazza, per sapere se, quando e come sono
stati fatti interventi di restauro e conservazione e per programmare
quelli futuri. A chiedere un check-up dell'immenso patrimonio dei
beni culturali italiani, sono i chimici, riuniti a Torino
per il 41° congresso mondiale della categoria, la IUPAC (Unione
internazionale di chimica pura e applicata), che tra i suoi
temi principali ha proprio la conservazione dei monumenti.
Da dieci anni, è stato ricordato al congresso, "l'approccio
scientifico del restauro ha sostituito quello empirico".
"Prima - afferma Luigi Campanella, responsabile della divisione
Ambiente e Beni Culturali della Società chimica italiana
- al lavoro c'erano persone con solide conoscenze storiche ma senza
sapere scientifico. Poi c'è stata la svolta e la chimica
può dare un grande contributo per salvare i monumenti
dal deterioramento, ma il patrimonio dell'eredità culturale è enorme
e intanto nuove sostanze inquinanti e l'assalto dei turisti rendono
sempre più fragili i monumenti".
Ecco l'utilità di una sorta di cartella clinica per vecchi
libri e statue, palazzi e sculture. "Mi rendo conto che bisogna
investire tante risorse - spiega Campanella - ma in gioco è un
patrimonio inestimabile che tutto il mondo ci invidia. Occorre,
quindi, formare una banca dati che ricostruisca gli interventi
di restauro e conservazione fatti in passato, i metodi e le sostanze
usate, e stabilire un programma di lavori periodici per i prossimi
anni".
Tra gli esempi citati da Campanella, le pergamene, "che
ogni cinque o sei anni andrebbero sottoposte a bagni alcalini",
e le statue in metallo vicino alle fontane: "Vanno protette
con una schermatura, perché schizzi d'acqua, vapore e
umidità le corrodono".
Fondata nel 1919 da chimici industriali e di formazione accademica
la IUPAC tenne la propria prima General Assembly a Roma nel 1920
con l'obiettivo di promuovere i contatti all'interno delle comunità scientifiche
internazionali, ed oggi è l'autorità mondiale per
la nomenclatura chimica, la terminologia, i nomi dei nuovi elementi,
i metodi standard di misura, i pesi atomici e la valutazione critica
di molti altri dati sperimentali.
La chimica che protegge la salute attraverso la chimica oncologica,
le terapie per le degenerazioni nervose, le biotecnologie, l'ambiente
naturale e il patrimonio culturale in particolare, le nanotecnologie,
la chimica verde e sostenibile, i meccanismi di espressione genica,
la proteomica, l'innovazione dei farmaci, i progressi nell'uso
della chimica nella conservazione e nella protezione dei beni culturali:
sono questi i temi scelti per l'appuntamento 2007 del simposio
mondiale in corso al Lingotto di Torino, fino a sabato 11
Agosto.
Dopo Bejing nel 2005, Ottawa nel 2003, Brisbane nel 2001 e Berlino
nel 1999, quest'anno il Congresso si tiene a Torino, coordinato
dal professor Giuseppe Della Gatta dell'università di Torino,
e vi partecipano oltre 1.500 scienziati provenienti da università e
da enti di ricerca pubblici e privati di tutto il mondo.
Con non poca sorpresa dei partecipanti, dopo un intervento su scienza
e etica, Roald Hoffmann, premio Nobel per la Chimica
nel 1981, nonché poeta e drammaturgo, ha inaugurato il 41° congresso
dell’Iupac all’Auditorium del Lingotto rappresentando
per la prima volta la sua ultima pièce «Should’ve» (Si
può, si deve), recitato in versione originale inglese da
attori statunitensi e canadesi.
Nato in Polonia da famiglia ebrea nel 1937, vissuto nel ghetto,
Roald Hoffmann, che dopo le persecuzioni razziali ha studiato chimica
negli Stati Uniti, affronta in questo lavoro (l'ultimo di
una lunga serie), i temi dell'etica della scienza, narrando la
vicenda di un chimico tedesco che si uccide per aver reso una neurotossina
accessibile ai terroristi. La sua morte sconvolge familiari, scienziati
e artisti, a loro volta coinvolti dal dilemma della responsabilità sociale
del proprio lavoro.
Tra i relatori presenti nel capoluogo piemontese anche altri
due Premi Nobel per la Chimica, Robert Hubert e Kurt Wuthrich.
Primo Levi Scrittore e Chimico è il titolo dell'incontro
pensato per sottolineare gli stretti legami tra il chimico e lo
scrittore, e che il congresso ha in programma stasera alla Galleria
d'Arte Moderna (Gam) per ricordare Primo Levi nel ventesimo
anniversario della sua morte.
Universalmente conosciuto per i suoi libri, Levi appartiene alla
ristretta cerchia di scrittori annoverati tra i grandi del secolo
scorso: la sua vita e la sua personalità sono state profondamente
segnate dal suo essere un chimico, un ebreo ed un torinese.
In una lunga intervista allo scrittore Philip Roth, Levi disse: "Mi
ritrovo più ricco di altri colleghi scrittori perché per
me termini come 'chiaro', 'scuro', 'pesante', 'leggero', 'azzurro',
hanno una gamma di significati più estesa e più concreta.
Per me l'azzurro non è soltanto quello del cielo, ho cinque
o sei azzurri a disposizione... Voglio dire che ho avuto per le
mani dei materiali di uso non corrente, con proprietà fuori
dall'ordinario che hanno servito ad ampliare in senso tecnico il
mio linguaggio. Quindi dispongo di un inventario di materie prime,
di 'tessere' per scrivere, un po' più vasto di quello che
possiede chi non ha una formazione tecnica. In più ho sviluppato
l'abitudine a scrivere compatto, a evitare il superfluo. La precisione
e la concisione, che a quanto mi dicono sono il mio modo di scrivere,
mi sono venute dal mio mestiere di chimico".
Durante la serata, che si svolgerà in inglese, sono previsti
tre interventi: 'Primo Levi Scrittore e Chimico', a cura di Davide
Viterbo, docente al Dipartimento di Scienze e Tecnologie Avanzate
- Università del Piemonte Orientale di Alessandria; 'Lavorare
con Primo Levi' a cura di Renato Portesi, collaboratore di Primo
Levi presso la Siva Vernici di Settimo Torinese e 'Se questo è un
uomo, se questa è una fabbrica' di Giovanni Bissaca, un
film che racconta Primo Levi e il suo ambiente di lavoro.
www.iupac2007.org
Fonte:www.noipress.it |
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