A Bologna va in scena «Ossigeno»,
scritta da un premio Nobel e dall'inventore della «pillola»
La sconfitta del flogisto
Di Carl Djerassi e Roald Hoffmann
La
scienza è di per sé spettacolare (o così la
pensano gli scienziati) perché si occupa di fenomeni nuovi
e inaspettati. Ne consegue che gli scienziati siano personaggi
teatrali o la scienza adatta al palcoscenico? Alcuni spettatori
potranno giudicarlo da sé Venerdì prossimo, quando
sarà rappresentata per la prima volta a Bologna Ossigeno,
che abbiamo scritto insieme. L'azione si svolge su due piani temporali.
Nel 2001 la Fondazione Nobel decide di celebrare il proprio centenario
con un "retro-Nobel" che premi grandi scoperte precedenti
alla creazione del premio Nobel nel 1901. Non si prevedono difficoltà:
il comitato incaricato di selezionarle potrà ritornare ai
bei tempi andati della scienza disinteressata, delle scoperte semplici,
dalla paternità certa, dell'assenza di controversie e battage
pubblicitari...
Il
primo retro-Nobel per la Chimica, su questo il comitato è concorde,
spetta all'evento che dalla fine del Settecento ha rivoluzionato
la disciplina: la scoperta dell'ossigeno, l'elemento sul quale
Lavoisier avrebbe poi edificato in un insieme coerente le conoscenze
sulla combustione, la respirazione, la ruggine dei metalli, tutti
i fenomeni dovuti a una combinazione con l'ossigeno presente nell'atmosfera.
Nel nuovo quadro di riferimenti in cui si inserivano queste e altre
reazioni fondamentali, erano necessari pesi e misure precise. La
riformulazione della chimica quale scienza quantitativa non tolse
nulla al suo antico ruolo di arte ultima della trasformazione,
che è poi il legame tra chimica e alchimia. Al contrario,
fu all'origine dell'analisi e poi i della sintesi chimica.
Ma
chi onorare per la scoperta dell'ossigeno? Una sera di Ottobre
del 1774 Antenne Lavoisier venne a sapere che l'inglese Joseph Priestley, pastore della
Chiesa unitaria, aveva creato un gas inedito. "Quella stessa
settimana, a quanto si crede, gli arrivò una lettera di
Carl Wilhelm Scheele, un farmacista svedese. Essa spiegava come
sintetizzare l'elemento cruciale per la teoria che il francese
andava elaborando, l'ossigeno fonte di vita. Ma Scheele e Priestley
facevano rientrare la propria scoperta in una teoria illogica e
sbagliata, quella del flogisto che Lavoisier intendeva demolire.
Che
cosa fece Lavoisier con le scoperte di Priestley e Scheele? Ne
riconobbe pubblicamente il merito ai loro autori? E che cos'è una
scoperta in fin dei conti? Occorre capire bene ciò che è stato
trovato?
Per
rispondere a queste domande, nel 1777 i tre protagonisti sono invitati
a Stoccolma da re Gustavo III, insieme alle rispettive signore
(l'invito, come il retro-Nobel è farina del nostro sacco),
le quali si ritrovano nella sauna o in salotto a parlare della
propria vita e di quella dei mariti.
Nel
2001, intanto, il comitato retro-Nobel indaga sulle affermazioni
dei tre scienziati e ne valuta la veridicità, e le discussioni
tra i membri rivelano quanto la scienza sia cambiata, o no, nei
secoli trascorsi. Una giovane storica che inizialmente dovrebbe
soltanto prendere nota delle deliberazioni, fa a sua volta una
scoperta che lascia gli altri esterrefatti... E qui interrompiamo
il riassunto della trama, per non svelare altro.
La
natura ambigua di una scoperta scientifica, l'importanza di arrivarci
per primi, i conflitti morali che ne derivano sono i temi di Ossigeno,
insieme al paradosso incarnato da due personaggi e messo in risalto
da un terzo che non potrebbe essere più diverso.
Lavoisier,
rivoluzionario in chimica, è conservatore in politica e
verrà ghigliottinato sotto il Terrore. Priestley, l'estremista
costretto a lasciare l'Inghilterra perché ha appoggiato
la Rivoluzione
francese, in chimica è un conservatore. Mentre Scheele
vuole soltanto gestire la farmacia della cittadina di Köping
e fare esperimenti una volta chiusa la bottega. È stato
lui a ottenere per la prima
volta dell'ossigeno in laboratorio ed è stato lui ad aspettare
più a lungo che gliene venisse riconosciuto il merito. Nella
scienza come sulla scena - ma questa non è una nostra scoperta
- contano le dramatis personae.
|